Qualcosa di verde, buono, sano e da indossare… Something green, good, healthy but to wear…

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Siete alla ricerca di un’idea per un regalo? Avete una passione totale per il cibo che vi spinge a scegliere i colori degli ingredienti di stagione o di quelli che preferite? Ecco allora “evitate” di far visita al sito di Altriluoghi (a meno che non cerchiate un regalo veramente originale, si intende, e dal buon rapporto qualità-prezzo), perché potreste sviluppare l’urgente necessità di avere una t-shirt agli spinaci (e non si fa per dire, visto che è stampa con inchiostro ottenuto da veri spinaci!), creata in collaborazione con Cotto e Crudo,  e che nella confezione, contiene la ricetta di Alice Savorelli dell’ “Hummus agli spinaci con limone e cumino”… Ma se siete patiti di caffé, avete la scelta di sniffarne l’aroma stirando il modello dedicata a questa bevanda calda, così come se vi affascinano gli aromi più speziati, c’é la tshirt Ortista, nata da un progetto realizzato con L’orto di Michelle, blog dedicato al mondo dell’orto in tutte le sue sfumature, e stampata con inchiostro vegetale di carota e curry! Potrete anche piantare il cartellino, visto che è fatto di semi di carota impastati nella carta riciclata… Insomma mi sono bastati dieci minuti di tempo libero dai fornelli, per scrivere sulla mia wishing list del prossimo compleanno, il prossimo regalo da indossare…

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If you are looking for a gift for a foodie-friend, if you have a total passion for food flavours that urges you to choose the colors of your fave season ingredients, here is a dangerous website called Altriluoghi (not so dangerous, if you need to find a truly original gift,  as well as good value for money one): dangerous because you could develop an urgent need to have a green spinach t-shirt  (and not so to speak, since it is printed with ink obtained by real spinach!), created in collaboration with Cotto e Crudo, and not to forget that the package contains also the recipe of Alice Savorelli of “Hummus spinach with lemon and cumin” … But if you are fond of coffee, you have the choice of sniffing its peculiar aroma, while stretching the model dedicated to this hot drink, as well as if you enchant the spicy aromas, there it comes the tshirt Ortista, born from a project with L’orto di Michelle, a blog dedicated to the world of the garden in all its nuances: printed with vegetable ink carrot and curry, how can you missed this delicacy? You can also plant the card, since it is made ​​of carrot seeds mixed within the recycled paper … In short, my pause in front of the pc, was only ten minutes long, but it was enough to write a new item (I should make a choice) on my wishing list for the next birthday, the next gift to wear …

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Biscotti Petit Beurre in versione casalinga e bicolore…

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Ci sono forme che restano nel nostro immaginario per sempre, legate come un palloncino colorato ai cassetti della nostra memoria affettiva, e per me, la forma di questo biscotto, il petit beurre, è qualcosa che inevitabilmente rimanda alle colazioni di tempi lontani, quando tuffare il biscotto nella tazza era il modo migliore per temporeggiare, lasciando che il latte bagnasse al punto giusto quella ghiottoneria concessa solo al mattino… insomma quando ho visto il cofanetto Fabbri per fare questi biscotti in casa, non ho resistito, nonostante avessi promesso di non comprare altri libri di cucina…

Naturalmente la prima prova è stata con la ricetta classica e con la versione al cacao (che vi lascio qui per tentarvi), e devo dire che rispetto alla versione dei ricordi, questa è un’altra cosa!!!

Petits beurre al cacao (circa 25 biscotti)

  • 220 g di farina (io ho usato la Petra 1)
  • 25 g di cacao amaro
  • 100 g di burro salato
  • 100 g di zucchero semolato
  • 65 g di acqua
  • 1 g di sale
  • 6 g di lievito per dolci

Riunire in un pentolino lo zucchero, il burro, il sale e l’acqua. Portare tutto a bollore su fuoco bassissimo. Quando il burro si sarà sciolto spegnere il fuoco e lasciare intiepidire per una ventina di minuti. In una ciotola mescolare la farina precedentemente setacciata, il cacao setacciato e il lievito. Una volta raffreddata aggiungere la parte liquida alle polveri mescolando con un cucchiaio di legno fino ad avere un composto omogeneo e morbido. Avvolgerlo nella pellicola e lasciarlo riposare almeno 3 ore (io una notte) in frigorifero.

Scaldare il forno a 180°. Infarinare il piano di lavoro e stendere l’impasto ad uno spessore di circa mezzo centimetro. Ritagliare i biscotti con lo stampino dei petits beurre o con altro stampo. Disporre sulla placca rivestita di carta da forno e infornare per 10/12 minuti. Una volta sfornati lasciarli raffreddare su una griglia. Conservare in scatola di latta.

Sgranocchiando biscotti e girovando per il web, poi, mi sono accorta che il petit beurre è una sorta di amico comune, sono molti gli spunti che offre e tanto per fare una piccola lista, vi lascio una serie di link curiosi, in cui ritrovare l’amato biscotto in altre versioni

C’é chi ha trasformato la famosa sagoma in tavolo , per i più coccolosi vi consiglio una visita al blog di Maxime Percourt che ne ha fatto un cuscino e altrettanto belli sono anche quelli fatti da Carolicrea, oppure un comò un po’ sui generis, ma che può far sorridere. E ancora cornici per fototrousse da viaggiocover per iphone, una bilancia da cucinaaltri cuscini, ma anche orecchini e braccialetti… Insomma ce n’è per tutti i gusti!

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Some shapes remain forever in our imagination, like a colored balloon tied to the drawers of our affective memory, and for me, the shape of this biscuit, the Petit beurre, it is something that will inevitably refer to the breakfasts of my childhood, when to dip a cookie in the cup was the best way to start the day, letting the milk gets wet at the right point that gluttony, granted only in the morning … In short, when I saw the book edited by Fabbri with the cookie stamp to make these cookies at home, I could not resist, even though I promised not to buy other cookbooks for a while …

Of course, the first test was with the classic recipe and the chocolate version (I write down the recipe here to tempt you), and I must say that compared to the version of my memories, that’s another thing!

Petit beurre cocoa (about 25 cookies)

220 g of flour (I used the Petra 1)
25 g of cocoa powder
100 g salted butter
100 g of caster sugar
65 g of water
1 g of salt
6 g of yeast

Put together in a saucepan the sugar, butter, salt and water. Bring everything to boil over low heat. When the butter has melted turn off the heat and let cool for about twenty minutes. In a bowl mix the flour previously sifted, as well as the sifted cocoa and the baking powder. Once cooled, add the liquid to the powder, stirring with a wooden spoon until is creamy , smooth and soft. Wrap in plastic paper and let stand at least 3 hours (I did overnight) in the refrigerator.

Heat the oven to 180 °. Flour the work surface and roll out the dough to a thickness of about half a centimeter. Cut out cookies with your cookie-cutter petits beurre or other mold (they will taste great also if they are round). Arrange on a plate lined with baking paper and bake for about 10/12 minutes. Once baked let the cookies cool on a rack.

Munching biscuits and exploring the web, then, I realized that the petit beurre is a kind of mutual friend for a huge amount of people, there are many insights it offers and just to make a small list, I leave you some curious links to check, where you can find the ‘beloved cookie’ in other versions and not for eating purposes only!

There are those who turned the famous shape into a  table, for the most cuddly I recommend a visit to the blog of Maxime Percourt, who made a pillow and just as beautiful are also those made by Carolicrea, a chest of drawers or a little piece of furniture like this meuble, but that can make people smile. And again, photo frames, cosmetic bag, cover for iphone, a kitchen scale, more pillows, but also earrings and bracelets … So, my friends, let me tell you there is the right Petit Beurre for everyone!

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Il mio pane settimanale per il ritorno… My weekly bread for a start…

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Riparto da zero, come sempre. Dopo mesi di silenzio, al solito, non interamente dovuto alla mia pigrizia, ma ad una serie di fattori che richiedevano la mia totale attenzione e partecipazione, ho deciso di non mollare questo spazio, ma di colorarlo con nuove sfumature, aggiungere dettagli delle mie passioni: in una parola, smetterla di postare solo ed esclusivamente le solite ricette per darvi uno sguardo più ampio sul mio mondo, che parta sempre dal cibo e dagli ingredienti, che di volta in volta sono protagonisti, per parlare anche di tutt’altro, proprio come avevo deciso tanto tempo fa. E naturalmente ci tengo a sottolineare il “mio” mondo, perché quello che scrivo è il mio modo di vivere quest’angolo di scambi, nessuna velleità da guru, forse perché averne frequentati alcuni, mi ha dato la misura del mio modo di essere totalmente all’opposto, forse perché il cibo dovrebbe tornare ad esser qualcosa di semplice, da condividere, da perpetuare nel tempo, come tanta parte di quella cultura del nostro Paese che le madri hanno tramandato alle figlie, per il solo piacere di non far dimenticare un capitolo della storia. Ecco l’unico motore che tiene in vita queste pagine, è la curiosità che nutro nello scoprire nuove formule, quando questa finirà, allora sarà tempo di cambiare destinazione ed interessi. Fino ad allora, spero che il viaggio sia gradevole e gli scatti interessanti, toccherà solo voi potrete farmelo sapere…

In questi mesi silenziosi, ho continuato a testare il mio lievito madre con notevole soddisfazione, superando tanti timori e paure che vengono dispensati a chiunque si avvicini troppo baldanzosamente a questa piccola fonte di vita: sinceramente mi sento di dirvi “osate, testate, inventate” e non abbiate paura, il vostro lievito difficilmente vi tradirà se vi prenderete cura di lui, senza esagerare, senza aver la sensazione di dover obbligatoriamente farci qualcosa.

Quella che vi lascio qui è la prima briciola di ricetta, la più semplice in assoluto, quella che utilizzo per il pane che dura tutta la settimana, a cui ormai la mia famiglia si è abituata. L’unica variazione che ho fatto in questi mesi, è quella della tipologia di farina (aprire qui una parentesi sarebbe troppo lungo, ma vi garantisco che aver cominciato ad usare farine biologiche macinate a pietra mi ha fatto cogliere la differenza del buon pane dal pane buono): per i primi esperimenti usavo una semplice farina 0, poi ho provato la Farina Con tutto il grano Petra 9, poi è stato il turno della Farina Antichi Sapori del Mulino Marino ed in queste settimane, continuiamo con la Sette Effe sempre del Mulino Marino… Al momento queste ultime due sono quelle che nel tempo, hanno dato una miglior resa e hanno garantito una buona scorta settimanale senza muffe o indurimento del pane.

Per farla breve, avrete bisogno di un pre-impasto (o poolish che vogliate chiamarlo) pronto nel tardo pomeriggio (io di solito lo preparo verso le 18) composto da 300 grammi di lievito madre rinfrescato, 320 grammi di acqua tiepida tendente al caldo più che al freddo, 225 grammi di farina a vostra scelta. Sciogliete il lievito madre per bene con l’acqua e poi aggiungete la farina per ottenere una pastella fluida che coprirete con della pellicola per alimenti e lascerete riposare per almeno 12 ore a temperatura ambiente.

Al mattino, riprendete il vostro poolish ed aggiungete 570 grammi d’acqua tiepida, 980 grammi di farina (arrontondate ad un chilo se volete) ed in ultimo 25 grammi di sale. Mescolate con cura e mettete l’impasto in un recipiente che avrete bel oliato, coprendo il tutto con della pellicola e facendo riposare per un’ora.

Passata la prima ora dovrete fare una serie di pieghe per dar modo al vostro pane di esser ben lievitato e con un’alveolatura gradevole: le pieghe a libro sono famose soprattutto per chi lavora la sfoglia, quindi basterà seguire lo stesso procedimento ed alternare una mezz’ora di riposo ad ogni piega (un minimo di 3 e non più di 4).

Atteso l’ultimo riposo, prendete il vostro impasto, che sarà ancora molto morbido e forse poco gestibile, e lavorando direttamente su della carta forno, porzionate il pane a piacere.

Accendete il forno a 250° almeno trenta minuti prima di utilizzarlo, poi fate cuocere per circa 15-20 minuti e abbassate poi la temperatura a 150 per altri 10 minuti per terminare la cottura senza esagerare.

Fate raffreddare il vostro pane, ma sono sicura che l’odore che riempirà la vostra casa sarà il miglior regalo che potrete fare a voi stesse, un vera e propria coccola per lo spirito…

 

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And here I cook again, after one of my nonwriting moments. After months of silence, not entirely due to my laziness, but to a number of factors that required my full attention and participation, I decided not to give up this space, but instead start again with new shades to color, adding details of my passions: in a word, I will stop posting only and exclusively the usual recipes to give you a broader look on my world, which always start from the food and ingredients, let’s say the main protagonists, but to speak of anything, just as I had decided a long time ago. And of course I want to emphasize “my” world, because what I write is the way I live this corner of exchanges, no ambitions to be of any kind of guru, perhaps because having attended some, the experience gave me the measure of my way to be, totally on the opposite side of the river, perhaps because the food, in my opinion, should return to be something simple, to share, to perpetuate, like so much of the culture of our country that mothers have passed down to their daughters, just for the pleasure not to forget a chapter of our history. That’s the only engine that keeps alive these pages, the curiosity to discover new formulas, and when this feeling will be over, then it will be time to change destinations and interests. Until then, I hope that the journey is pleasant and  you can enjoy interesting shots, and it will be possible, only if you let me know …

In these quieter months, I continued to test my sourdough with considerable satisfaction, overcoming many fears and troubles that are dispensed to anyone who comes too close boldly in this little source of life: honestly I would tell you “dare to, be inventive, go with experiments” and do not be afraid, your yeast hardly betray you if you take care of him, without exaggeration, without having the feeling of having to do necessarily anything about it.

My sourdough is officially 1 year old that’s why the first comeback recipe the easiest, that I use for bread that lasts all week, the one now my family has become accustomed to. The only change that I have done in recent months, is that the type of flour (to open a parenthesis here would be too long, but I guarantee that when I started using organic stone ground flour, I understood the difference of good bread from the bread that is good): for the first experiments I used a simple flour 0, then I tried the flour with whole wheat Petra 9, then it was the turn of flour Antichi Sapori of Mulino Marino and in recent weeks, I am baking with the Seven Effe Flour made by Mulino Marino … At present, these last two are the ones, that over time, gave me a better yield and ensured a good weekly supply without mold or hardening of bread.

In short, you’ll need a pre-mixture (or poolish if you prefer official words) ready in the late afternoon (I usually prepare it at 18) consisting of 300 grams of yeast refreshed, 320 grams of warm water tends to warm more than cold, 225 grams of flour of your choice. Dissolve the yeast thoroughly with water and then add the flour to get a smooth batter that you will cover with plastic wrap and let it rest for at least 12 hours at room temperature.

In the morning, resume your poolish and add 570 grams of warm water, 980 grams of flour (rounded up to a kilo if you want) and finally 25 grams of salt. Mix well and put the mixture in a container that you will have beautiful oiled, covering everything with plastic wrap and doing sit for an hour.

After the first hour you will have to make a series of folds order to ensure the well-being of your bread: the folds as a book are famous especially for those working the dough, then just follow the same procedure and alternate a half hour rest at each fold (a minimum of 3 and not more than 4).

Waited until the last rest, take your dough, that will still be very soft and perhaps unwieldy, and working directly on the parchment paper, portion your bread.

Preheat the oven to 250 ° at least thirty minutes before using it, then cook for about 15-20 minutes and then lower the temperature to 150 for another 10 minutes to finish cooking without going overboard.

Let cool your bread, but I’m sure the smell that will fill your home will be the best gift that you can give to yourself, a real treat for the soul …

 

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