Cupcake al cacao con un cuore primaverile… Cocoa Cupcake with a Spring Heart…

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E’ arrivata. Si sente dal profumo intenso dell’aria, si vede nelle sfumature dei colori del mare, si percepisce dai repentini sbalzi di temperatura. E visto che siamo a tutti gli effetti in primavera, ho afferrato un cestino di fragole e deciso di concedermi un sano strappo alla dieta disintossicante, complice i festeggiamenti di un onomastico a cui ancora non sono molto abituata, ma che è una carezza per il cuore, soprattutto per l’amore che porta con sé, ho trovato questa ricetta di cupcake con il cuore di fragole sul blog “Il meraviglioso mondo di Antonella”  e come potevo resistere?

Ingredienti :

250 gr farina 00
180 gr zucchero
45 gr cacao amaro
2 cucchiaini di lievito per dolci
2 uova
150 ml di latte
50 ml di olio di oliva extravergine (la ricetta originale prevede quello di semi ma io preferisco quello di oliva)
1 cucchiaino di cannella macinata

1 fragola per muffin – crema spalmabile al gianduia

In una ciotola versate tutti gli ingredienti secchi farina , zucchero , cacao , lievito e cannella, e mischiate bene con un  cucchiaio. In una seconda ciotola, unite gli ingredienti liquidi  e cioè uova , latte , olio  e con la frusta lavorate il tutto per un paio di minuti. Versate gli ingredienti  liquidi in quelli secchi , e continuate a lavorare il tutto con la frusta fino ad ottenere un composto liscio e senza grumi. Scegliete la teglia per muffin o i pirottini che più gradite e versatevi il composto per 2/3 della loro capacità. Inserite al centro di ogni muffin una fragola, privata della parte superiore, mettete in fuoco a 180° per 20-25 minuti.

Una volta che i cupcake si saranno raffreddati, ricoprite la fragola con un ciuffetto di crema spalmabile che avrete fatto sciogliere a bagnomaria per un minuto, e naturalmente decorate a piacere.

Il morso con sorpresa che vi attende vi lascerà sul viso un sorriso tutto primaverile, garantito!

 

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She’s just arrived. You can tell it from the intense perfume that’s in the air, from the various color shades of the sea, or even perceiving the rapid changes in temperature outside. And since we are, from a calendar point of view, in spring, I grabbed a basket of strawberries at the market today and decided to take a small exception to my healthy detox diet: the occasion was also rised for  celebrating my name’s day, something I am really still not used to, but that year after year, it is becoming like a caress for the heart bringing love all around the house… Anyway, I found this incredible and simple recipe for cocoa cupcakes with a strawberry heart on the blog “Il meraviglioso mondo di Antonella” and guess what? I couldn’t resist a second!

The ingredients are:

250 grams of flour 00
180 grams of sugar
45 gr. of unsweetened cocoa powder
2 teaspoons of baking powder
2 eggs
150 ml of milk
50 ml of extra virgin olive oil ( the original recipe calls for the seed one but I prefer olive oil)
1 teaspoon of ground cinnamon

1 strawberry per muffin – hazelnut chocolate cream to garnish

In a bowl, pour all the dry ingredients : flour, sugar , cocoa, baking powder and cinnamon, and mix well with a spoon. In a second bowl , add the liquid ingredients: eggs , milk, oil and work it all with a whisk for a few minutes. Pour the liquid ingredients into the dry ones , and continue to work it all with a whisk until the mixture is smooth and without lumps. Choose the cupcake pan cups that you like best and pour the mixture for 2/3 of their capacity. Place in the center of each muffin a strawberry without its top , put in oven at 180 degrees for 20-25 minutes.

Once the cupcakes are cooled , cover with a tuft of hazelnut choco cream that you have melted in a water bath for one minute , and of course decorate as you wish.

The first bite of this cupcake will leave a smile on your face throughout the spring , guaranteed !

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Pancarré o pan brioche?

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Mentre le discussioni sul lievito madre oramai sono voci in lontananza (è ufficiale, al momento questa è la mia presa di posizione, e l’ultimo link in merito che vi lascio è quello di Riccardo Astolfi su Pastamadre.net “Ansia da prestazione” perché riassume meglio di chiunque altro il mio lievito-pensiero), ho testato una ricetta che ho già inserito tra le mie preferite di tutti i tempi. Il grazie di cuore per la ricetta del pancarrè lievitato va a “Creando si impara”, un altro dei bei blog ospitati da GialloZafferano, che terrò d’occhio perché non è facile trovare ricette con il lievito madre semplici da replicare e scritte con chiarezza… Il gusto di questo pane è ricchissimo, al punto che per un momento anziché farmi pensare al semplice pancarrè, ci ho ritrovato il gusto più ricco del pane che si usa per le brioche salate o i panettoni gastronomici seri. Io ho lasciato cuocere 5 min in meno sapendo che poi al mattino, ogni fetta viene scaldata per la dose mattutina di marmellata, e vi assicuro che anche così finisce in un batter d’ali…

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While discussions on sour yeast are now voices in the distance ( it’s official , at the moment this is my position, and the last link that I leave you will bring you to a nice article written by Riccardo Astolfi on Pastamadre.net and called a kind of “Performance’ anxiety”, because summarizes better than anyone else my yeast – thought ), I tested a recipe that I have already entered as one of my favorites of all times. An heartfelt thanks for the recipe for white bread leavened goes to “ Creando si impara “, another nice blog hosted by GialloZafferano, a cosy recipe’ corner I’ll keep an eye on, because it is not easy at all to find recipes with sour yeast, that are easy to replicate and written with clarity. And talking about the taste of bread … it is very rich, indeed, to the point that for a moment instead of comparing it to a simple sandwich loaf  I’ve found it nearer to the richer taste of the one used for savory brioche. I cooked it a bit less, because in the morning, each slice will be heated to host a lovely dose of jam, and it’s simply perfect!

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Lievito madre? Mi piace anche perché non si butta niente… Sourdough, I love it, because nothing go wasted…

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Ieri mi sono ritrovata a leggere alcuni articoli sulla nuova controversia “Lievito madre sì, Lievito madre, ma anche no”. Sembra, infatti che dopo la nuova moda, che faceva spuntare barattoli di vetro nel frigo di ogni essere umano con la passione per il forno, ora all’improvviso il mondo dei “grandi” del lievitato si stia di nuovo dividendo in due fazioni contrapposte. E sembra anche che il lievito madre non sia poi così fantastico, né abbia queste caratteristiche così osannate a livello organolettico.  Nel mio piccolo, so che quando ho iniziato a panificare per diletto e a lavorare gli impasti con il mio lievito, sono cambiate molte cose: io la differenza la percepisco eccome, nel gusto, nella freschezza, nella maggior durata del prodotto e so con certezza, che finchè il barattolo conserverà quell’aroma leggermente acidulo, continueremo le nostre avventure a 250° gradi, ma quello che mi chiedo è  perché dover per forza voler creare scuole di pensiero, su qualcosa di così antico ed elementare come il lievito naturale? Non si può semplicemente seguire il proprio gusto e scegliere o meno che tipo di lievito si preferisce?

Comunque discussioni fashion a parte, io trovo che già il fatto che non si butti nulla, ma proprio nulla, del lievito madre, di questi tempi, mi dà una sensazione di benessere, tanto che tutto il resto è solo una chiacchiera: quando solitamente rinfresco la mia dose da conservare, c’é sempre un di più a disposizione e tra le varianti che ho provato ci sono le  simil-piadine, che sono una valida alternativa al pane, e se per cena avete a disposizione qualche formaggio morbido e dei salumi sono perfette.

Non serve aggiungere nulla, solo appiattire con un matterello il vostro esubero di pasta madre, prendere un padellino da crepes o frittate, e cuocere salando e spennellando con un pochino di olio extravergine d’oliva se volete arricchire il vostro risultato finale.

E sul fronte lievito, vi lascio questo articolo interessante, trovato saltando di qua e di la, che Jamie Oliver, dedica proprio al nostro amico. A voi tirar le vostre conclusioni in merito…

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Yesterday, I was reading some articles about this new controversy  about using or not using the Sourdough. It seems , in fact, that after a while this new trend, which made appear glass jars in everybody’s fridge or at least, in the fridge of whoever is showing some oven addiction, now all of a sudden, the same baking world is again dividing into two opposite factions. It also seems that this yeast is not so great, nor have these amazing organoleptic features as previously told. In my poor opinion, I know that since I started to bake for fun and work the dough with my own one, many things have changed : I can smell and taste the difference and I know with certainty, that as long as the jar retain that  slightly sour smell, we will continue our adventures at 250 degrees , but what I wonder is why we always need to create official schools of thought on something so ancient and elementary as the natural yeast? Can we just simply follow our own taste ?

However cool food discussions aside, I find that the simple fact that you do not throw nothing , absolutely nothing , of this yeast , nowadays, it gives me a feeling of well-being , and I consider everything else just a rumor : usually when I refresh my dose of yeast to be retained, there is always a bunch more available and between the various recipes, I’ve tried this sort of wraps, which are a great alternative to bread for dinner if you have available some soft cheese or some ham.

You do not need to add anything, just flatten the dough with a rolling pin, take a crepes or omelets pan, some salt and cook brushing with a little extra virgin olive oil if you want to enrich your flatbread.

Regarding all the previous speech, I leave you this interesting article, found around the web and written by Jamie Oliver, dedicated to our friend … You can draw your own conclusions …

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Ferri di cavallo con farina di Kamut e cioccolato fondente… Kamut Cookies with cuoco dip

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C’é stato un periodo in cui prendevo il primo pacco di farina dallo scaffale del supermercato e tanto bastava. Poi è arrivata la fase dello studio e dell’approfondimento, o almeno della percezione della consapevolezza, che non tutti quei pacchetti erano uguali. E non parlo di forma, colore, materiale del sacchetto o modalità di riciclo, intendo il contenuto. Tutto questo molto prima della mania del lievito madre, quasi ad anticipare tutte quelle nozioni fondamentali, che mi sarebbero tornate utili per poi calibrare i vari impasti a seconda della farina scelta. Ma questa è già un’altra storia, perché sono arrivata qui? Si, giusto! La farina di Kamut è sempre stata un miraggio di bontà estrema in abbinamento al fattore salute, al punto da farmi superare anche il pregiudizio di un prezzo troppo alto (3 Euro al chilo non crescono sugli alberi se impastate spesso, amiche mie), finché non ho scoperto, 1) che Kamut è un marchio registrato e la farina è di grano Khorosan 2) Il costo è dovuto al fatto che il Kamut è prodotto principalmente in Montana, quindi immaginate che viaggio fa prima di arrivare nelle vostre cucina 3) non è vero che la sua digeribilità è migliore se paragonato ad una semplice farina manitoba, perché questo fattore è condizionato principalmente dalla lievitazione (ergo se usate lunghe lievitazioni, l’importante è scegliere una farina biologica, preferibilmente macinata in un vero mulino, quindi nella maniera più sana e naturale, e non avete problemi a digerire un mezzo quintale di pizza). Detto questo, non ve la tiro troppo lunga, perché se volete su Internet, trovate esperti del settore che possono spiegarvi nel dettaglio quello che si prefigura come un dettame dell’ennesima moda, che possiamo benissimo decidere di non seguire, ma fatto sta che il mio sacco da 5 chili di farina Kamut andava smaltito, no?

Così ho deciso di testare una vecchia ricetta, quella dei biscotti a ferro di cavallo con cioccolata, sostituendo alla farina semplice di grano quella di Kamut: il risultato è venuto molto più profumato e dai colori intensi, rispetto alle altre volte, quindi Kamut mio ti consumerò abbastanza velocemente.

Per questa ricetta vi serviranno:

500 g di farina Kamut
150 g di zucchero a velo
125 grammi di fecola di patate
375 grammi di  burro morbido (indubbiamente c’é molto burro, lo ammetto, ma una tantum si può fare)
200 g di cioccolato fondente

Formate una fontana con la farina setacciata con la fecola. Aggiungete lo zucchero e il burro morbido a pezzetti ed amalgamate tutti gli ingredienti.

Non appena avrete ottenuto un impasto omogeneo, copritelo con della pellicola trasparente per alimenti e fatelo riposare in frigo per 20 minuti. Successivamente prendete dei pezzetti di impasto e formate dei bastoncini, arrotolando l’impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato. Trasferite su una teglia ricoperta con carta da forno, conferendo a ognuno la forma di una U.

Mettete le teglie in forno già caldo a 180 °C per circa 10 minuti o fino a quando i biscotti saranno dorati.

Una volta cotti, sfornate i biscotti. Fateli riposare un minuto, quindi toglieteli dalla teglia e fateli raffreddare su una griglia per dolci. Sciogliete il cioccolato a bagnomaria e, una volta fuso, intingetevi le punte dei biscotti.

Lasciate asciugare su un foglio di carta da forno e mangiatene in quantità, che sono anche dei portafortuna!!!

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There was a time, when I was used to take the first bag of flour from the supermarket’ shelf and that was it. Then came the phase of the learning and deepening, or at least the real food perception and awareness, that not all of those packages were the same. And I am not talking about form, color, material of the bag or how to recycle it, I mean the content itself. All of this was happening long before my crush for sourdough yeast, as if to anticipate all the basics, I was going to need in future to calibrate the various mixtures of flour. But this is another story, why I got there? Yeah, right ! Kamut flour has always been a mirage of extreme goodness in conjunction with its health factor, for this reason, I overcome the too high price ( 3 Euro per kilo does not grow on trees if you bake as often as I do, my friends ) until I discovered 1 ) that Kamut is a registered trademark and the flour’ real name is Khorosan wheat 2 ) the cost is due to the fact that Kamut is produced mainly in Montana, U.S., so imagine what a trip before you get in your kitchen, in Italy 3 ) it is not true that its digestibility is the best compared to a simple manitoba flour, because this factor is influenced mainly by the rising (ergo if you use long rising, it is important to choose an organic flour, preferably ground into a flour mill , and in the most healthy and natural way, and you won’t sure have any trouble digesting half ton of pizza). That said , I will not pull it too long, because if you search on your Internet fave engine, you will find millions of experts who can explain in detail what is looming as a dictate of yet another fashion , that we may well decide not to follow, but to tell you the truth what am I supposed to do with my 5 kilos bag of Kamut flour now?

So I decided to test an old recipe , the horseshoe’ cookies with dark chocolate , replacing the simple wheat with the Kamut one : the result came much more fragrant and richly colored than the other times, so my dear Kamut bag, don’t worry I will consume you fast enough.

For this recipe you will need:

500 g of flour Kamut
150 g of powdered sugar
125 grams of potato starch
375 grams of soft butter ( no doubt there is much butter , I admit, but you can do one-off )
200 g of dark chocolate

Form a mound of flour with the starch . Add the sugar and the butter into small pieces and mix all ingredients.

As soon as you have a smooth mixture , cover with the cling film and let rest in refrigerator for 20 minutes. Then take small pieces of dough and form your sticks , rolling the dough on lightly floured work . Transfer to a baking sheet covered with parchment paper , giving each cookie the shape of a U.

Put the pan in a preheated oven at 180 ° C for about 10 minutes or until cookies are golden brown .

Once cooked let them rest for a minute, then remove them from the pan and let cool on a cake rack . Melt the chocolate in a double boiler and once melted , dip the tips of cookies .

Let dry on a sheet of baking paper and eat it in large quantities, because the are also considered good luck charms!

Pane quasi integrale con Lievito madre – Not a full wholegrain bread, but…

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In questi mesi di assenza dal blog, io ed il mio lievito ne abbiamo combinate tante e con tante soddisfazioni. A breve colui a cui non ho dato mai un nome, nonostante sia la moda andante, compirà due anni di vita (esattamente il 25 aprile, che posso considerare la mia Liberazione dal Lievito di birra e dalla pancia gonfia), e credo che anche se la tendenza sembra auspicare un ritorno al lievito in polvere, io e lui dobbiamo ancora sperimentare tante cose dolci e salate, per cui pazientate e non vogliatemene se continuo a curarlo e a cimentarmi in molte ricette, trovate in giro per il web.

Oggi è toccato al pane semintegrale o quasi integrale visto che il mio lievito è prodotto e rinfrescato con farina 0, ricetta veloce, pane morbido con una crosta perfetta e dalla digeribilità ottima, ricetta trovata su uno dei blog ospitati da GialloZafferano quello di Vickyart (unica variante apportata, aver quadruplicato le dosi, visto che era la quantità di pane settimanale da produrre).

Ingredienti:

2 Kg  di Farina Integrale (io ho usato la Macina del Mulino Marino)

400 grammi di lievito madre (o in alternativa 6 grammi di lievito di birra)

1 litro di acqua

20 Grammi di sale

Sciogliete il lievito in acqua. Aggiungete tutta la farina ed il sale. Impastate bene e fate un paio di pieghe.  Lasciate lievitare in una ciotola coperta con della pellicola per 11 ore. Fate altre pieghe e lasciate lievitare altre 3 ore.

Infornare a 250° per 20 minuti, e poi abbassare a 200° per gli ultimi 10 minuti.

Quando aprirete il forno, l’aroma di pane vi avvolgerà…

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During these silent months, me and my yeast, we have been through many recipes and experiments with much satisfaction.  My sourdough, whom I have not ever given a name , although it is an ongoing fashion apparently, will accomplish two years of life on April 25  (let’s say I can consider it as my Liberation from beer yeast and fat belly the day after) , and I think that even if the trend appears to be advocating a return to the baking powder, me and him we have yet to experience many recipes sweet and salty, so I ask for some patience around and please excuse if I continue to heal it.

Today it is the turn of the full wholemeal bread or almost full, since my yeast is produced and refreshed with flour 0 , this is a quick recipe for a soft bread with a perfect crust and excellent digestibility, a recipe I found on one of the blogs hosted by GialloZafferano, the one of Vickyart (the only alteration I made is having quadrupled doses as this was the amount of bread required on a weekly production base) .

ingredients:

2 kg of wholemeal flour (I used the Macina flour of Mulino Marino)

400 grams of yeast (or alternatively 6 grams of yeast in powder)

1 liter of water

20 Grams of salt

Dissolve yeast into water. Add all the flour and salt. Mix well and make a couple of folds. Let rise in a bowl covered with plastic wrap for 11 hours . Make other folds and let rise another 3 hours .

Bake at 250 degrees for 20 minutes , and then lower to 200 degrees for the last 10 minutes.

When you open the oven , the aroma of bread will wrap you all around… Unbelievable but true!

Chiacchiere vs. Castagnole, il vincitore è… Chiacchiere vs. Castagnole, and the winner is…

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Lo so, lo so, arrivo in ritardo… Carnevale è finito, i dolci sono un ricordo vago, ma io che tempo fa, decisi di valutare più ricette, dando vita alla Kermesse delle chiacchiere-frappe-chiamatelecomemegliocredete, quest’anno mi sono concessa uno scontro fra Regioni, quella di adozione e quella di appartenenza. Non solo. Ho deciso di cimentarmi con ricette scelte, non dopo le solite lunghe conversazioni e confronti sul web: ho attinto ai ricettari di due mostri sacri della pasticceria e dei lievitati come Sal De Riso e Gabriele Bonci. L’unica giustificazione a mia discolpa? La lunga assenza dal blog andava scontata con un’impresa più ardua dei soliti test da casalinga improvvisata quale sono, così ho deciso che se dovevo osare, avrei dovuto fare con la O maiuscola.

Detto questo le ricette scelte sono state quelle delle Chiacchiere di De Riso e delle Castagnole di Bonci, con i seguenti ingredienti e modalità:

Per le chiacchiere avete bisogno di:

400 grammi di Farina 00 – 50 grammi di zucchero – 50 grammi di burro a pezzetti – 2 uova – 50 grammi di vino bianco 1 pizzico di sale e naturalmente dello zucchero a velo

Procedete facendo una fontana con la farina ed impastando tutti gli ingredienti. Tirate una sfoglia molto bassa e tagliate a losanghe, ricordando di punzecchiarle poi con la forchetta perché queste chiacchiere non sono molto gonfie. Friggere in abbondante olio di arachide e cospargere con zucchero a velo.

Per le castagnole avrete bisogno di (io ho fatto una mezza dose della ricetta originale):

50 grammi di burro – 300 grammi di ricotta di pecora – 150 grammi di zucchero – 1,5 grammi di sale – 5 grammi di scorze di limone e 5 grammi di scorze di arancio – 1 grammo di vaniglia in polvere (io ho usato una mezza bacca) – 90 grammi di tuorli d’uovo (a me ne sono serviti 6) – 125 grammi di latte – 400 grammi di farina 00 – 10 grammi di lievito in polvere – 100 grammi di fecola di patate e zucchero per guarnire

Unite insieme la ricotta, il burro a temperatura ambiente, le scorze di limone ed arancio, la vaniglia, i tuorli ed il latte ed otterrete un bel composto fluido a cui aggiungere la farina, setacciata con il lievito e la fecola. Otterrete un impasto molto morbido e profumato, che io ho lasciato riposare un’ora, prima di tagliare a cubetti, infarinando leggermente il piano di lavoro. Friggete in abbondante olio e passate nello zucchero, quando sono ancora calde.

Le chiacchiere saranno buone per tutta la settimana, pur non avendo un aspetto di quelli da book fotografico (ma si sa, a volte il bello non è sempre buono), mentre le castagnole appena fatto saranno un tripudio per i sensi, mentre dal giorno dopo cominceranno a diventar sempre più durette… ergo invitate tanti amici e non fatele arrivare al giorno dopo!

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I know, I am a bit late for sharing my Carnival’ recipes … Carnival is over, the cakes are a vague memory (think most of the web is now dieting before Easter lunch!), but while a long ago, I decided to evaluate several recipes , giving life to the Chiacchiere Kermesse or call them as you may prefer , this year I decided to go for a clash between my two regions, the one of adoption (Campania) and the one of belonging (Lazio).  I also decided to select the recipes of two giants of the Italian pastry world as Sal De Riso and Gabriele Bonci . The only justification in my defense ? The long absence from the blog was discounted with more arduous undertaking of the usual tests , so if I dare, I do with the capital D .

Having said that, the recipes chosen were those of De Riso for the Chiacchiere and the Castagnole of Bonci , with the following ingredients and conditions:

For the Chiacchiere , you need:

400 grams of flour 00-50 grams of sugar – 50 grams of butter into small pieces – 2 eggs – 50 grams of white wine 1 pinch of salt and of course the icing sugar

Proceed by making a mound of flour and knead all the ingredients. Roll out the dough very low and cut into strips, then remembering to pinch them with a fork because these chiacchiere are not very swollen. Fry in plenty of your fave oil and sprinkle with powdered sugar.

For the Castagnole you’ll need (I did a half- dose of the original recipe ) :

50 grams of butter – 300 grams of cottage cheese – 150 grams of sugar – 1.5 grams of salt – 5 grams of lemon peel and 5 grams of orange peel – 1 ounce of vanilla powder (I used a half- berry of real vanilla bean) – 90 grams of egg yolks (I used them 6) – 125 grams of milk – 400 grams of flour 00-10 grams of baking powder – 100 grams of potato starch and sugar for garnish

Joined together the ricotta, butter at room temperature, the orange and lemon peel , vanilla , egg yolks and milk and you will get a nice fluid mixture to add the flour , sifted with baking powder and starch . You will get a very soft dough and fragrant, that I have allowed to stand an hour before cutting into cubes, lightly flouring the work surface . Fry in deep oil and sprinkle with sugar , when they are still hot .

The Chiacchiere will be good and crunchy for the whole week, despite not having an appearance of those from photo book ( but you know, sometimes the beautiful is not always good) , and as soon as their cooked, the Castagnole will be a feast for the senses , and the day after begin to BECOME increasingly not so soft anymore… so invite many friends and do not let them get to the next day!

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Le mie solite soste ed un cheesecake al cioccolato per festeggiare… My usual stops and a chocolate cheesecake to celebrate…

Inutile che stia qui a raccontarvi il perché di una pausa, chiunque lì fuori, sa benissimo che la vita impone i suoi ritmi molto spesso, e che ci piaccia o meno, quando si ha una tabella di priorità da seguire, a rimetterci sono sempre gli spazi che ci ritagliamo per qualche ora piacevole, in compagnia dei nostri hobby. Ma il piacere di ritornare ad occuparsi anche di quelli, non ha valore: forse assomiglia alla sensazione di quando, da piccoli, alla fine dell’ultimo quadrimestre scolastico, ci preparavamo mentalmente a tornare nel luogo di vacanza, per ritrovare sapori e colori, che appartenevamo solo a quei giorni spensierati. Il pretesto: un dolce di compleanno più leggero e divertente per una donna, che potrebbe essere la mia seconda mamma, una ricetta quella del Cheesecake al Cioccolato di Giallozafferano (cliccate sul nome del dolce e vi porterò al sito dove trovare la ricetta), che non solo non avevo mai provato, ma che guardavo con reticenza, sottovalutando il potere di una crema al formaggio con il cioccolato fondente. Mai giudicare prima di aver assaggiato…

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Needless to say, I am back just after a long time break, but anyone out there knows that life imposes its rhythms very often, and whether we like it or not, when you have your list of priorities to be followed , the first compromise you accept is to loose for a bit your pleasant hours in the company of our hobby. But the pleasure of returning to take care about those ones has a huge value to me, perhaps resembling the feeling when , as children, at the end of the school term, we were mentally mentally to return to our fave holiday place, to find back our beloved flavors and colors, the ones belonging only to those special days. The pretext for a comeback: a birthday cake lighter in calories and funny enough to gift a smile for a woman who could be my second mom, and I decided to break another of my mental rules and try a recipe for the Chocolate Cheesecake by Giallozafferano ( click on the name of the cake and I will bring you to the website where you can find the original recipe), which not only I had never tried it, but was enough reluctant to, underestimating the power of a cream cheese with the right amount of dark chocolate . Never judge a cake until you have tasted …