Signori e signore, la mia prima Pastiera… Ladies and Gents, my first Pastiera cake…

Ci sono odori e sapori, che riportano alla memoria, momenti precisi della nostra vita. Quando sono arrivata in questa terra bellissima, baciata dal sole e lambita dal mare, mio suocero mi ha raccontato le emozioni, che un dolce riusciva a suscitare in lui, sin dall’infanzia, un dolce che si associava a delle immagini ben precise, semplicemente annusando gli aromi che il forno sprigionava a fine cottura, mi disse “sai cosa rappresenta meglio di ogni altra cosa la primavera di questi luoghi? La pastiera…”

E quando il cibo diventa linguaggio delle emozioni, la ricetta di arricchisce di una valenza ulteriore, un richiamo per il cuore irresistibile. Per questo, dedico la mia prima Pastiera alle persone che amo e che mi hanno fatto conoscere altri panorami, e che giorno dopo giorno, mi insegnano che la vita è, anche e soprattutto, nelle cose piccole, quei dettagli che rendono il quadro perfetto quasi quanto un sogno…

La ricetta in questione è quella di Cristina Lunardini (Alice Tv “Le mani in pasta”), l’unica personalizzazione è stata quella di aggiungere all’essenza di fiori d’arancio anche quella di millefiori, che rende questo dolce un vero trionfo primaverile (vi avviso: la pastiera in questione arriverà a pesare circa tre chili!)

Per la pasta frolla vi serviranno:

500 grammi di farina 00 – 250 grammi di burro – 250 grammi di zucchero a velo – 4 tuorli – 1 uovo – 1 pizzico di sale – la scorza di un limone

per la farcia: 420 grammi di grano cotto – 250 grammi di latte – 700 grammi di ricotta – 550 grammi di zucchero – 5 uova – 1 cucchiaio di acqua di fiori di arancio (io ho utilizzato 2 fialette di acqua di fiori d’arancio e 1 fialetta di millefiori) – la scorza di un limone e di un’arancia – 1 baccello di vaniglia – canditi a piacere (ho optato per arancia e cedro in modiche quantità).

Impastate velocemente tutti gli ingredienti per la pasta frolla, formate una palla, copritela con della pellicola e fatela riposare per 30 minuti in frigorifero.

In una pentola versate il grano cotto e mettete sul fuoco a fuoco basso. Unite il latte, la scorza grattugiata di un’arancia e  di un limone e amalgamate. Lasciate cuocere fino ad ottenere un composto cremoso.

Per la farcia lavorate la ricotta con lo zucchero, poi aggiungete le uova, la vaniglia, l’acqua di fiori d’arancio e quella di millefiori. Unite questo composto al grano e sempre mescolando, aggiungete i canditi tagliati a dadini.

Stendete la pasta frolla in una tortiera grande, imburrata, fino ai bordi: versate il ripienoe decorate con delle strisce di pasta frolla che avrete tenuto da parte. Infornate a 180° per 50-60 minuti. Una volta che la pastiera si sarà raffreddata, spolverizzate con zucchero a velo.

Provate gli aromi di questo dolce ad occhi chiusi… e vi sembrerà di essere in un campo di fiori…

Some smells and tastes belong to specific times of our lives. When I arrived in this beautiful land, sun-kissed and licked by the sea, my father-in-law told me about the emotions this cake could inspire in him since childhood, a dessert that was associated with very heartwarming images, simply smelling the aromas, coming from the oven after cooking, he said “you know what can be really  compared to the spring season in these places? It’s the Pastiera cake…”

And when food becomes the language of emotions, the recipe it’s enriched of a further value, an irresistible appeal to the heart. Therefore, I dedicate my first Pastiera to the people I love, and that day after day, teach me that life is made, above all, by small things, details that make the picture perfect, nearly like a dream …

The recipe in question belongs to chef Cristina Lunardini (Alice TV “The hands-on”), my only customization was to add the essence of millefiori, which makes this cake a real triumph of spring (I warn you: the pastiera in question will weigh about three pounds!)

For the pastry you will need:

500 grams of flour 00- 250 grams of butter – 250 grams of icing sugar – 4 egg yolks – 1 egg – 1 pinch of salt – the zest of one lemon

for the filling: 420 grams of cooked wheat – 250 grams of milk – 700 grams of cottage cheese – 550 grams of sugar – 5 eggs – 1 tablespoon orange flower water (I used 2 vials of orange water and  1 vial of millefiori) – the zest of a lemon and an orange – 1 vanilla pod – candied fruit you like (I chose orange and lime in small quantities).

Mix all ingredients quickly to the dough, form a ball, cover with plastic wrap and let rest for 30 minutes in the refrigerator.

In a saucepan, pour the cooked corn and put on the fire to low heat. Combine the milk, the grated rind of one orange and one lemon and mix. Let cook until the mixture is creamy.

For the filling, mix the ricotta cheese with sugar, then add eggs, vanilla, orange blossom water and that of honey. Add this mixture to the corn and stirring constantly, add the diced candied fruit.

Roll out the pastry into a large cake pan, buttered to the edges: pour the mix and  decorate with strips of pastry that you have kept aside. Bake at 180 ° for 50-60 minutes. Once the pastiera has cooled, sprinkle with powdered sugar.

Experience the flavors of this cake with my eyes closed … and there seem to be in a field of flowers …

Divinamore con qualche variazione… Sweet little almond bites from the past…

La storia dei dolci Divinamore è parte di una tradizione gastronomica da recuperare e tener stretta. Nascono come una delle dolcezze della gastronomia napoletana, ancor oggi, preparate da tutte le pasticcerie di Napoli ed il loro nome è dovuto alle creatrici della ricetta: le monache del convento del Divino Amore a Spaccanapoli, che la storia vuole abbiamo preparato questo dolce per la madre di Carlo II d’Angiò in occasione delle feste natalizie.

La ricetta che ho trovato su un libro è più o meno simile a quella che si trova anche in giro per il web (sono poche le varianti), e gli ingredienti da utilizzare sono, per circa 36 paste:

500 gr di mandorle sgusciate preferibilmente con la buccia

50 gr di zucchero semolato

150 gr di canditi (io ho preferito usare delle piccole pere caramellate)

la buccia grattugiata di un limone

2 uova intere

1 tuorlo d’uovo

Ostie q.b. (anche in questo caso, io ho comprato un foglio d’ostia che si trova in tutti i negozi che vengono prodotti dolciari).

Vi serviranno anche 2 cucchiai di confettura di albicocche per la copertura, e per preparare la glassa anche

250 gr di zucchero a velo

80-100 gr di acqua

Qualche goccia di succo di limone

Colorante alimentare rosa

Tritate finemente le mandorle con lo zucchero e aggiungete un po’ d’acqua per rendere l’impasto lavorabile facilmente. Unite i canditi, gli aromi e la buccia di limone ed impastate il tutto con le uova. Lasciate riposare il vostro impasto per qualche ora (anche in frigo se volete accelerare un po’ i tempi), ed una volta che sarà pronto, disponete dei rettangoli di ostia sulla placca da forno, rivestita di carta forno, e formate con le mani dei piccoli dolcetti ovali, che appoggerete sulle ostie. Infornate in forno già caldo a 180° per circa 15 minuti, fino a coloritura.

Riscaldate la confettura di albicocche, diluendola con pochissima acqua, e appena i dolcetti saranno raffreddati, togliete l’ostia in eccesso e spennellateli con la confettura.

A questo punto, potrete ricoprirli con la glassa che avrete ottenuto mescolando lo zucchero con l’acqua ed il succo di limone (tutto sul fuoco fino a scioglimento dello zucchero e poi aggiungerete del colorante per ottenere il vostro colore rosa, che io personalmente non ho accentuato per evitare troppo colorante).

Il risultato ricorderà la dolcezza di piccoli pasticcini alla mandorla, ma la morbidezza del composto sarà una sensazione di assoluta perfezione…

The story of  Divinamore  pastries is part of an Italian culinary tradition to be recovered and be treasured. Born as one of the pleasures of Neapolitan cuisine, you can still enjoy it by the most famous pastry shops in Neaples and its name is due to the creators of the recipe: the nuns of the Convent of Divino Amore, in Spaccanapoli, and as the story tells, the nuns prepared this dessert for mother of Charles II of Anjou during the Christmas holiday’ celebrations.
The recipe I found on a book is more or less similar to the ones which you will find around the web (there are few variations, but the ingredients are the same), and ingredients used are, for about 36 pastries:
500 grams of shelled almonds, preferably with skin50 grams of white sugar150 grams of candy (I preferred the use small caramelized pears)

grated rind of one lemon

2 eggs

1 egg yolk

Hosts q.b. (Also in this case, I have bought a sheet of wafer which you can easily find in all confectionery products’ stores).

You will need also 2 tablespoons of apricot jam for the coverage, and also  the frosting ingredients as follows:

250 g of icing sugar

80-100 grams of water

a few drops of lemon juice

Pink food coloring

Finely chop the almonds with the sugar and add a bit of water to make the dough workable easily. Add the candied fruit  and lemon peel and mix it all with eggs. Let your dough rest for a few hours (even in the fridge if you want to speed up a little bit the time), and once it is ready, place rectangles of wafer on oven tray, lined with parchment paper, and form with the hands small oval cakes (they look like little eggs), that you will place on the hosts. Bake in a preheated oven at 180 degrees for about 15 minutes, up to coloring (should be not too colored).

Heat the apricot jam, dilute with very little water, and as soon as the cookies are cooled, remove the excess wafer and brush with jam.

At this point, you can cover them with the pink frosting that you obtained by mixing the sugar with water and lemon juice (over the heat until the sugar has dissolved, then add the color to get your pink).

The result will remember the sweetness of small almonds pastries, but the softness of the compound will be a feeling of absolute perfection …

Taralli che bontà… Taralli, a perfect snack

Questa è una delle ghiottonerie napoletane, che ci si può concedere una volta tanto, perché a dispetto dell’apparenza  da innocua ciambellina salata, visto l’ammontare di strutto, il tarallo è una vera e propria piccola bomba calorica.

La ricetta classica prevede 500 grammi di farina, 30 grammi di lievito di birra fresco, 150 grammi di strutto, 200 grammi di mandorle con buccia (senza potrebbero bruciacchiarsi, come vedete nelle foto), 2 cucchiaini di pepe, 2 cucchiaini di sale, acqua q.b.

Sciogliete il lievito con poca acqua tiepida e aggiungete 100 grammi di farina per formare il vostro panetto. Incidete con una croce e fate lievitare in una ciotola coperta, fino al raddoppio. Una volta che questo primo impasto sarà pronto, unite lo strutto, il pepe, il sale e cominciate ad impastare, aggiungendo poco a poco dell’acqua tiepida per ottenere un impasto morbido ed elastico.

Quando il vostro impasto sarà pronto, cominciate a lavorarlo per ottenere delle strisce lunghe non troppo spesse, che intreccerete a coppie, chiudendole poi a ciambellina. A questo punto non vi resta che premere bene per chiudere i due lati e inserire a piacere le mandorle, facendo attenzione a farle entrare nell’impasto per non perderle durante la cottura.

Infornate in forno già caldo a 180° fino a doratura (più o meno 30 minuti).

I taralli possono accompagnare un pranzo veloce o esser sgranocchiati semplicemente con un buon bicchiere di vino… a voi la scelta!

This is one of the delicacies from Naples and surroundings, that you can indulge once in a while, because in spite of appearances to be an harmless pretzel, given the amount of lard, the Tarallo is a real small caloric bomb!

The classic recipe is 500 grams of flour, 30 grams of fresh yeast, 150 grams of lard, 200 grams of almonds, 2 teaspoons of pepper, 2 teaspoons of salt, water as needed.

Dissolve the yeast with little warm water and add 100 grams of flour to form your dough. Engrave with a cross and let rise in a covered bowl, until doubled. Once this first dough is ready, add the lard, pepper, salt and begin to knead, gradually adding warm water to get a soft and elastic dough.

When your dough is ready, start working forming long strips not too thick, which you will weave in pairs, then closing them in donuts. At this point you just have to press hard to close the two sides and place the almonds, pressing them well in the dough, not to lose them during baking.

Bake in a preheated oven at 180 ° until golden brown (about 30 minutes).

The Taralli (bagels) can accompany a quick lunch, or simply being crunched with a good glass of wine … the choice is yours!

Crocché per due… Potato balls for two…

Cominciano ad esser giorni intensi, tra le ultime compere, il menù dei pranzi, la scelta degli accessori per la tavola… ed ogni tanto non riesco a sedermi al pc per più di mezz’ora… Ieri ho preparato uno degli stuzzichini con cui ho conquistato mio marito, qualche anno fa: pur non essendo napoletana, apparentemente i miei crocché sono proprio come dovrebbero esser, e visto che il suo giudizio per me è come un faro nella nebbia, devo crederci e rallegrarmene.

Se non li avete mai fatti, la mia ricetta è semplice e sicuramente senza colpi di scena, ma vi garantisco che il risultato sarà garantito almeno all’80%, visto che poi dipende sempre molto dalle patate che scegliete!!

Per un 1kg, di patate a pasta gialla e non troppo farinose, ci vuole un uovo intero ed un rosso, un ciuffetto di prezzemolo da tagliare fino, una bella spolverata di noce moscata, un etto di parmigiano grattugiato e pepe e sale a seconda dei gusti.

Bollite e pelate le patate per poi passarle nello schiacciapatate. Amalgamate in una ciotola tutti gli ingredienti e lasciate riposare un’oretta. Mentre l’impasto “riposa”, tagliate a dadini un paio di boccocini di fiordilatte (lo preferisco alla mozzarella, perché contenendo meno latte, non va strizzato troppo) e preparate l’occorrente per l’impanatura: usando l’albume avanzato, unite un altro uovo e sbattete (per chi ha tempo c’é anche un’opzione doppia impanatura per avere la crosticina più spessa…) e in due piatti separati mettete farina e pangrattato.

Formate le vostre crocchette (crocché qui a Napoli) della dimensione preferita: se si tratta di una cena familiare più grandi, ma se è per un aperitivo è carina anche la versione mignon da presentare con piccole forchettine a lato. Al centro mettete un tocchetto abbondante di fiordilatte, richiudete bene e passate nel piatto con la farina.  Subito dopo, tuffate la crocchetta nell’uovo, un passaggio veloce e poi nel pangrattato…

Una volta pronte potrete friggerle o passarle in forno: la tradizione vuole che siano obbligatoriamente fritte, ma sono buone in tutte le versioni!

Ora torno ad impastare: il sabato di tanto in tanto, un’altra richiesta sono Montanare e Panzerotti… mai assaggiati? 🙂

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These are for me really busy days (when I was a tv producer, I thought to have the busiest day in the world, but that was nothing compared !!!) and yesterday I had no chance to post my husband’s favorite appetizers: potato balls Neaples’s style (we called them crocché as for “croccante” aka “crunchy” for the final result of bread fried).

If you want to try this bit of yummy paradise, you will need 1 kg. of yellow potatoes (choose the ones not too soft for this recipe, they will work much, much better): boil and clean them, then add 1 egg and 1 yolk, 100 gr. of grated parmesan cheese, some grated nutmeg, some chopped fresh parsley, pepper and salt as you like.

You mix well everything in a bowl and while the mix stays for a while, you prepare all the stuff for the crunchy cover: you will need some white flour, 1 egg and the previous egg-white you saved  and enough breadcrumbs.

Take some potato mix and make little balls (or bigger if you prefer), you insert a chopped bit of mozzarella cheese inside, then you roll it into the flour dish, then into the egg sauce and finally into breadcrumbs. Usually this balls are meant to be fried, but I tried them in the oven and I am sure you will love the healthy version, too!!