Una panna cotta dai colori speciali ed il contest di Antonella… Italian Panna Cotta…

Lo so, a volte, esagero. Vada la fantasia, vada il necessario tempo libero per combinarne di tutti i colori, vada anche questo sentimento di rispetto nei confronti di una bandiera, che negli ultimi tempi è usata come uno straccio da spolvero per tentare di liberarsi di acari e ragnatele. Però quando ho meditato di preparare questa panna cotta mi sono lasciata prendere la mano, mi sono chiesta se la nostra bella Italia non si meriti di più di quello che ha, se tante battaglie, tante vite sono state ripagate sul serio di tutto quello che oggi noi abbiamo, senza capire di che tesoro si tratti. E’ nata così la mia Panna Cotta Italiana, morbida, delicata e dai profumi intensi: un modo per ringraziare, per sentirmi fiera, per dire “se non ora quando?”…

Sono partita dalla ricetta base che per 8 persone prevede 8 dl. di panna, 2,5 dl di latte, 12 grammi di colla di pesce e 200 grammi di zucchero. A parte ho scelto i due “colori” aggiuntivi: té verde in polvere (andava bene anche lo sciroppo di menta) e lo sciroppo di amarene (se preferite un rosso più forte, temo che dovrete aggiungere del colorante alimentare, perché la base neutra non aiuta).

Dovete mettere la colla di pesce in una piatto coprendola con acqua fredda per almeno 15 minuti. In una pentola, a fuoco basso, mettete la panna, il latte e lo zucchero, girando di tanto in tanto e facendo molta attenzione a non far mai bollire il liquido. Dopo almeno 15 minuti, togliete dal fuoco, strizzate la colla di pesce ed aggiungetela al composto caldo.

A questo punto, io ho suddiviso l’intero composto in tre vaschette, messo in frigo la bianca, ed aggiunto alle restanti,  i due ingredienti supplementari, mescolando per un minuto, fino ad avere un colore il più definito possibile.

Il tempo di riposo è di almeno 12 ore in frigo, ma se attenderete di più la consistenza sarà ancora più soda!

Per la presentazione, potrete tagliarla a cubetti, metterla in un bicchierino, in un barattolo, su un piattino… insomma fate voi!

Che altro? Ah sì, io sono fiera di esser italiana…

Sometimes my fantasy is running too much and too in love with colours, I know. But to tell you the truth, I feel that in this moment, my country and our flag is going through probably the worst historical moment ever, little respect, too many gossip news, a kind of country that looks like forgetting the past, the wars, the people who gave us the freedom and that treasure called democracy: it looks like while Italy is celebrating its 150th anniversary of its unity, everything is falling apart. That’s sad, and Italians proud to be like myself are just trying to understand how to show their respect and feelings… So don’t blame me if I decided to dedicate this Panna Cotta to my Country’s flag, it’s just the simplest way to thank and say “I am proud to be Italian!”

The recipe is the easiest ever: for 8 people, you will need 8 dl. of cream, 2,5 dl. of milk, 12 grams of gelatin leaves (or fish glue) and 200 grams of sugar. For the colours, I usued a teaspoon of Matcha green tea (but mint syrup will work as well) and Sour black cherry syrup (if you want a real red, you should use also some more food colours).

Put the gelatin leaves in a bowl with fresh water for 15 minutes. In a pan, put the cream, the milk and the sugar and check the low fire, because the mix should not boil, not a single second. After 15 minutes, close the fire, squash the gelatin to remove any single drop of water, and add it to the hot mix.

At this point, I splitted in three parts the Panna Cotta: the white, went immediately in the fridge, than I added the green and the red in the two other trays. To get a soft and jelly Panna cotta it should relax in the fridge for at least 12 hours, but the more, the better.

The presentation is on you: cut it in cubes, in stripes or with some nice shapes, following your fantasy to make smile your guests!!!

What else? Did I tell you I am proud to be Italian? 🙂

Con questa ricetta partecipo al contest di Antonella “Unità d’Italia o Italia Unita”


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S.o.s. Limoni… Help! Lemons’ invasion…

Ben tre alberi di limoni non trattati mi fissano ogni volta che scendo dalla macchina, ed un pò perplessi si chiedono come mai non mi decida a spremerli per qualche ricetta di fine inverno… Il dilemma è che, per quanto il loro giallo sole sia invitante, non è sempre facile, trovare qualcosa di nuovo che non siano dolci, e da queste parti, dopo le varie kermesse zuccherine, devo dare una tregua alla glicemia di famiglia 🙂

Così rovistando nella mia libreria di ricettari, ho incontrato questi panini al limone che sono stati una sorpresa gradevole: non troppo dolci, non troppo aciduli ed insieme alla marmellata di limoni, appena fatta, si sono rivelati un’alternativa all’invasione di stagione dei miei fornitori di vitamine!!!

La ricetta per questi panini (una decina circa) richiede 500 grammi di farina 0, 60 grammi di succo di limone filtrato, la scorza di un limone, 25 grammi di lievito di birra, 250 grammi di acqua tiepida e 10 grammi di sale.  Per la coloritura del pane 1 uovo, 15 grammi di latte e un pizzico di sale.

Sciogliete il lievito nell’acqua in una ciotola, setacciate la farina ed aggiungete in ultimo il sale. Una volta che l’impasto comincerà a prender consistenza, aggiungete la scorza ed il succo di limone. Impastate per qualche minuto e poi lasciate che il tutto riposi per circa 45 minuti in un luogo temperato.

Una volta trascorso il tempo della prima lievitazione, formate con le mani dei panini di forma oblunga, pizzicando le estremità per ricordare la forma del limone, punzecchiate con una forchetta e spennellate sulla superficie dei panini, il composto sbattuto di latte, uovo e sale. Lasciate lievitare in un luogo caldo per ancora un’ora e poi infornate a 220° per circa 20-25 minuti.

L’odore di limone che il vostro forno sprigionerà sarà davvero celestiale.

Io ho scelto di abbinare questi panini ad una marmellata sempre di limoni ottenuta con 500 grammi di limoni, 300 grammi di zucchero e 125 grammi di acqua (ne verranno due barattoli circa, l’importante è che lasciate a bagno i limoni in acqua fredda per 24 ore). Va da sé, che sono buoni anche così al naturale o per accompagnare del carpaccio di pesce o delle verdure…

Mentre finivo di compilare il post, ho trovato questo contest bellissimo sugli agrumi e sempre con lo spirito di poter incontrare gente con la mia stessa passione e le stesse macchie di farina sul pc, ho deciso di mandare questa ricetta veloce a Cinzia per il suo primo contest sugli agrumi … Io fossi in voi, parteciperei!

 

Ecco il banner del contest

There are 3 lemon trees full of fruits in our garden, that’s why after a long reflection, I decided it was time to squeeze some of them a bit and prepare some kind of different recipe. Above all I was looking for a salty and not a sweet one, because I think everybody in the house needs a rest from sugar or at least, a kind of 🙂

Going through all my recipes’ books, I found this amazing lemon bread one and its unusual taste made me so happy, I decided to post this recipe to Cinzia’s contest about Citrus fruits.

The recipe is simple and it’s for baking addicted: for about 10 lemon breads, you will need 500 grams of flour, 60 grams of lemon juice, 25 grams of baker’s yeast, 250 grams of water, 1 lemon zest and 10 grams of salt. In addiction 1 egg, 15 grams of milk and a pinch of salt for the final brushing.

Melt the yeast in the water, then add the flour and the salt and start in working your dough. When the dough is pretty done, add the filtered lemon juice and the zest. Let the dough rise for about 45 minutes. Shape your breads like lemons and pinch a bit with a fork: the final touch is the brushing of the egg and milk mix before let them stand for another hour before baking.

They will bake for about 20-25 minutes at 220°.

I decided to combine this lovely, flavoured bread with my Lemon Jam  (500 grams of lemons, 300 grams of sugar and 125 grams of water), but you can decide to eat them with sliced salmon-fish or lovely fresh vegetables… The sunny energy of lemons is so brilliant, you should try at least once!!

Here is the banner for Cinzia’s contest

Le Graffe della Nonna ed il contest di Spelucchino… Grandma’s Graffe and Spelucchino’s Contest…

Sin da piccola, ho avuto sempre la tendenza a “recuperare” stralci di vita altrui, lasciati per caso sulla mia strada. Mia madre ha sempre definito questo modo di conservare ogni singolo pezzo di carta, un’insana mania di vivere tra scartoffie impolverate e avanzi di quotidiano inutili. Per me, suo esatto opposto caratteriale, è sempre stato un modo di fermare il momento, raccogliere quello che magari un giorno, avrei ritrovato, ricordando inevitabilmente il perché avessi scelto di non buttare, ma conservare… Riavvolgendo il nastro dei ricordi, tra i miei appunti di cucina, è spuntata una vecchia ricetta di chissà quale nonna (vista l’origine partenopea della suddetta, non certo le mie, che erano di origini diverse), che ho sempre conservato con la speranza un giorno, di darle la giusta collocazione: la vita ha voluto, che mio marito sia goloso delle Graffe o Zeppole che chiamar si vogliano, da queste parti, e così leggendo il blog di Spelucchino, ho trovato l’idea del suo contest, un sorriso per l’anima e ho deciso, premio fantastico a prescindere, di regalare alla sua collezione, la ricetta delle Graffe della Nonna, senza le quali non avrei visto il mio uomo sorridere, inzuccherato e felice!

Gli ingredienti sono i classici, l’unica accortezza è che essendo una ricetta di quelle di un tempo, molto della riuscita dell’impasto, dipende dalla vostra percezione di lievitazione e di impasto sodo ed elastico (quindi tenete vicina la farina, perché i quantitativi per lavorare le graffe, potrebbero richiederne in aggiunta!). Ah dimenticavo, nello scritto in foto, sembrerebbe mancare un passaggio: dopo aver passato le patate, saranno le prime ad esser aggiunte, una volta tiepide, alla farina, ma sulla ricetta originale questo non veniva detto…

Vi serviranno 500 grammi di patate, 650 grammi di farina, 100 grammi di burro, 4 uova, 1 cucchiaino di sale, 2 dadi di lievito di birra, 2 cucchiai di zucchero + olio d’oliva per friggere e tanto zucchero per farcire le vostre graffe, una volta pronte.

Il procedimento come per tante vecchie ricette è semplice: fate bollire le patate per almeno 30 minuti (il controllo in punta di forchetta è migliore dell’orologio, se non siete sicuri), spellatele, passatele nello schiacciapatate e fatele raffreddare. Versate la farina a fontana ed aggiungete tutti gli ingredienti, patate comprese, con l’unica accortezza di aggiungere il sale in ultimo, in modo che non blocchi la lievitazione, sollecitata dallo zucchero.

Finito di amalgare il vostro impasto, con l’aiuto, se necessario, di un pò di farina, formate dei filoncini di circa 20 cm che arrotolerete a ciambella (ricordate che le graffe hanno solitamente le due punte, che fuoriescono a fiocco, ma se preferite la forma di ciambelle ça va sans dire!), poggiateli su un piano infarinato e lasciateli lievitare per un’ora.

Al termine di questo riposo, preparate il vostro olio (la ricetta prevede l’olio d’oliva e la frittura tradizionale senza friggitrice, ma potete variare a seconda della vostra filosofia del fritto ideale) e appena sarà caldo a sufficienza, tuffate le vostre graffe in pentola e fatele girare di tanto in tanto, finché non avranno un colore dorato.

Scolatele, lasciate che si asciughino un pò dell’olio in eccesso, e poi tuffatele in un piatto colmo di zucchero, dove vi basterà girarle un paio di volte perché siano magicamente zuccherose…

Visto il periodo di Carnevale in corso, spero riusciate a provare quanto prima queste bontà, mentre continuo a pensare che se avessi buttato quel foglio, non avrei potuto lasciarvi con le dita zuccherate!

Since I was a kid, I was used to keep all the piece of papers, I found on my way: my mum always said it was something silly and a waste of space, but my collections of scratching papers and little things made me feel well, a kind of magic to save memories and souvenirs.

When I was reading my usual amount of new posts about food and cooking, I found myself on Spelucchino’s lovely blog, and her contest about Written Recipes was a great surprise, because between all my papers, there was this Grandma’s recipe for the Graffe (they are a peculiar Carnival sweet in Naples and surroundings). When I then discovered that my husband loved this sweet much, the occasion was perfect: something from the past, something to share, something good to test!

The recipe is very simple. You just need 500 grams of yellow potatoes, 650 grams of flour, 100 grams of butter, 4 eggs, 1 teaspoon of salt, 50 grams of baker’s yeast, 2 tablespoons of sugar and olive oil to fry and sugar to enrich the sweets.

First of all boil the potatoes for half an hour, than peel and squash them through a masher. Prepare a fountain with the flour and add the potatoes, the butter, the sugar and the yeast you previously melt with a tablespoon of warm water. Mix well and quite at the end of your work, add the salt. Mix well and cut the dough in 20 cm sticks, from which you will form a kind of doughnut (the original Graffe have the ends crossing like a ribbon, but if you prefer a round shape, go for it!).

Let the dough stand for 1 hour, then prepare a pan with the oil and fry your sweets, getting a golden color. Once you will finish, sprinkle each Graffa with lots of sugar… taste and smile!!!

Qui il contest di Spelucchino – Here is Spelucchino’s Contest

Cupcakes al té verde in scatola… Green tea cupcakes in a box…

Il té verde Matcha viene utilizzato in Giappone per il Cha no yu (la cerimonia del té, uno dei riti zen forse più famosi al mondo), ed è tanto raro quanto peculiare, innanzitutto per il modo in cui viene lavorato. Le foglie di questo té vengono prima cotte al vapore, asciugate e poi ridotte in polvere finissima, e tra quelli in commercio ne troverete di due tipi:  il koicha, dai granelli più spessi, proveniente da piante di più di 30 anni ed l’usucha, più sottile, che è ottenuto dalle piante più giovani.  Oltre al tradizionale impiego,  è diventato nel tempo, una spezia per arricchire tantissimi piatti, dalle zuppe ai dolci, ed il suo gusto delicato, ma unico, dona un tocco particolare al sapore delle vostre pietanze.

Avendone ricevuta una confezione in regalo, ho deciso di centellinarla (è difficile comprare questo tipo di té in Italia, e quando si trova online, i prezzi sono a dir poco sconvolgenti!) e di provare alcune ricette che mi ero ripromessa di sperimentare, prima fra tutte quella dei Cupcake al té verde con glassa al cioccolato bianco…

Avrete bisogno di 2 albumi, 30 grammi di latte di soia (ma potete usare anche del latte normale), un cucchiaino di essenza di vaniglia, 115 grammi di farina integrale, 100 grammi di fruttosio (anche in questo caso, potete sostituirlo con dello zucchero), 1 pizzico di sale, 1 cucchiaino di té verde, 95 grammi di burro e gli ingredienti per la glassa a piacere (io ho utilizzato 100 grammi di cioccolato bianco).

Iniziate mescolando insieme gli albumi, il latte e l’essenza di vaniglia in una ciotola. In un mixer, unire la farina con lo zucchero, il pizzico di sale ed il cucchiaino di té verde. Mescolare bene ed aggiungere 95 grammi di burro, leggermente ammorbidito ed un terzo del composto di albumi.

Sbattete il tutto per circa un minuto, e in due volte, versare il restante composto di albumi, amalgamando bene.

Distribuite l’impasto in pirottini di carta (cercate di riempirli sempre a metà) ed infornate a 170° gradi per 25-30 minuti, ricordando che il colore di questi cupcake è abbastanza pallido.

Una volta sfornati, potrete decorarli con la glassa che si addice meglio al vostro gusto, io ho optato per del cioccolato bianco ed un confettino di zucchero…

Inutile dirvi che l’aroma del té verde li distingue da tanti altri cupcake!

Matcha green tea is mainly famous to be the special kind of tea used during the famous Japanese Tea Cerimony (“Cha no yu“), it’s a peculiar tea, obtained from leaves steamed, dried and reduced in thin powder: you will find the koicha type, that has larger grains and comes from plants aged over 30 years, and the usucha type, that has thinner grains and comes from younger plants.

Matcha tea is precious as a spice, too, and it can be used in many, many Japanese recipes, giving to each dish a special flavour. I was lucky to get a bag of this treasure few weeks ago (it’s so difficult to buy it from Italy and when you find online occasions, they’re so expensive you prefer to use saffron instead!), so I decided to start a small corner, dedicated to this fantastic country and the first recipe I chose is Green Tea Cupcakes with White Chocolate on top…

You will need 2 egg whites, 30 grams of soya milk (you can go for a Western version using normal milk), 1 teaspoon of vanilla essence, 115 grams of whole wheat flour, 100 grams of fructose (again, you can change it with normal sugar), 1 pinch of salt, 1 teaspoon of Matcha powder tea, 95 grams of butter.

Mix in one bowl the egg whites, the milk and the vanilla. In your mixing bowl, put the flour, the sugar, the salt, the tea powder and mix a bit: add the soft butter and one third of you egg white’ mix. When is everything well mixed (it will take no more than one minute), add in two times, the rest of the egg white’s mix.

Choose you paper sweet cake and fill the half of them, bake in the oven at 170° for 25-30 minutes (the colour will be very pale so don’t worry) and than decide your glazed topping (I used 100 grams of white chocolate that matches perfectly with the tea flavour)… I am sure you will enjoy this Matcha cupcakes alot!

Kasutera, dal Giappone a casa mia… Kasutera, from Japan to my kitchen…

Si racconta che prima di esser un dolce tipico di Nagasaki, unico porto un tempo aperto al commercio con il resto del mondo, il Kasutera (originariamente conosciuto come Castella o Pan di Castiglia), fu un dolce che i mercanti portoghesi portarono in Giappone nel lontano sedicesimo secolo: in effetti, c’è molto somiglianza con altri dolci portoghesi, ma anche con tutti i pan di Spagna, che nel corso del tempo, i vari Paesi hanno riadattato secondo il proprio gusto (e a dirla tutta, appena sfornato, mi sono detta “Beh in fondo mi sono cimentata in un Pan di Spagna senza saperlo…).

Gli ingredienti sono semplici ed universali: vi serviranno 3 uova, 100 grammi di farina (io ho usato la 2, integrale completa), 150 grammi di zucchero (se usate quello scuro, il colore del dolce, cambierà di un paio di toni), 2 cucchiai di miele stemperati in un 2 cucchiai di acqua tiepida, versione light, o latte, versione robusta. A fine preparazione vi servirà dell’olio da spennellare sulla carta forno.

Innanzitutto montate le chiare a neve, incorporando lo zucchero in tre volte. Aggiungete uno alla volta, i tuorli ed una volta mescolati bene, aggiungete il miele stemperato nell’acqua. Setacciate la farina, e aggiungetela al composto. In ultimo, l’operazione che fa la differenza: per togliere più aria possibile al composto, dovrete passarlo al setaccio, mentre lo verserete nella vostra teglia quadrata (se ne avete una non troppo grande, di circa 18 cm x 18, sarà perfetto!), ricoperta di semplice carta forno.

Infornate a 160° per 35 minuti circa, ed una volta sfornato il vostro Kasutera toglietelo dopo qualche secondo dalla teglia e poggiatelo su della carta forno, che avrete spennellato con dell’olio (questo formerà una sottile pellicina al dolce, che ne manterrà morbidezza e lucentezza, senza timore di avvertire il sapore dell’olio a crudo).

Una volta fatta raffredare, potrete consumarla così o arricchirla a piacere con della panna fatta con latte di riso, una spolverata di tè verde o del semplice cioccolato fuso a copertura… A voi la vostra interpretazione!

Io naturalmente dedico il mio (spero di una lunga serie) esperimento di cucina italo-giapponese a mamma Keiko, che spero tornerà presto ad insegnarmi tante cose buone e meno conosciute di cucina giapponese …

 

Back to my kitchen, I decided to test a Japanese recipe to insert in my list of fave daily preparations: the story says this Kasutera comes from the 16th Century, when Portuguese merchants started to deal with the inhabitants of Nagasaki, bringing within their goods, also this soft, light cake called Castella, that nowadays you still find along the streets of Nagasaki, in cute, lovely squared, paper box.

It reminds of a basic sponge cake, to tell you the truth, but its flavour and softness are peculiar, so my tip is: try it once and you will bake it often!

The ingredients are 3 eggs, 100 grams of whole wheat flour, 150 grams of sugar (you can also use brown sugar to change), 2 tablespoons of honey melted with 2 warm tablespoons of water (or milk if you want a rich version of the cake). Keep with you also some oil to brush your wax paper at the end of the preparation.

Start beating the egg whites until they stiff, add the sugar in three times and mix well. Add the egg yolks one by one and at the end, the honey. Sift the flour and mix well. At this point, you will need to cope with the last operation: to get a soft cake, you will need to remove all the air inside the mix, and you can do it sifting the mix in a sieve. Prepare a square baking pan (the ideal size is 18×18 but you can do it also with another shape) with some wax paper and cook at 160° for about 35 minutes.

When the cake is ready, wait few seconds, then remove it from the pan and brush some new wax paper with oil: you will sit your Kasutera here, and it will get a softer and brilliant look!

Then you can enrich the basic cake with some rice milk’ cream, some chocolate or some green tea powder: you choose, but remember it won’t last long on your shelf, because it’s so soft and yummy!!!

This first experiment of Japan-Italian recipe is for KeikoSan: I wish you can come back soon here and teach me, new incredible Japanese recipes!!!

L’amore è l’unica ricetta che ognuno può eseguire a piacere… Happy Valentine everybody and let love rule the world…

Per oggi, niente ricette, vi auguro solo di passare una giornata più dolce del solito, a prescindere dal santo, che in fondo è solo una scusa in più, per coccolare chi amiamo…

No recipes today, but I really wish you to spend a great day with the ones you love…

 

Una caramella? La kermesse continua… A candy? The Chiacchiera collection keeps on going…

Assalita da un battaglione di batteri infuriati, ho vissuto una giornata tra aspirine e libri, temendo, per un attimo, di non riuscire a procedere con lo studio pratico sulla Chiacchiera Perfetta… Neanche tutti i dolori muscolari, sono riusciti a farmi pensare ad altro, e così, un pò dolorante, ma con lo spirito di sempre, mi sono cimentata nella Chiacchiera Caramella, di cui non ci sono più tracce in cucina, nonostante non siano trascorse ancora 24 ore dalla sua realizzazione… (e questo la dice lunga)

L’impasto base è semplicissimo e si ottiene mescolando 150 grammi di farina a 70 grammi di burro a tocchetti, appena uscito dal frigo, con un’aggiunta minima di acqua fredda (per intenderci, iniziate con un bicchierino d’acqua e aggiungete solo se l’impasto è molto secco!). Lavorate bene gli ingredienti fino a formare una palla soda ed elastica, che dovrete far riposare al fresco per almeno 30 minuti.

Passato questo minimo tempo di attesa, armatevi di matterello e cominciate a stendere la pasta (tenete sempre un pò di farina accanto per sicurezza): fate delle strisce molto sottili e con un tagliapasta o un tagliapizza, ritagliate dei quadrati della grandezza preferita.  A questo punto vi servirà della crema di nocciole (o della Nutella, ma anche la vostra marmellata preferita) e della granella di nocciole: su ogni quadrato, con l’aiuto di un cucchiaino, metterete al centro un pò di crema e una spolverata di nocciole. Fatto questo, dovrete chiudere la vostra chiacchiera, girandola su se stessa e ruotando con delicatezza i bordi, come se si trattasse di incartare una caramella… Spennellate le chiacchiere con dell’albume d’uovo et voilà!

Al solito, avrete l’opzione fritto e l’opzione forno (180° per 10 minuti), io ho scelto la seconda, per evitare che i batteri si tuffassero nell’olio caldo e le mie condizioni peggiorassero ulteriormente…

Against the flu and the headache, my collection keeps on going… This time to get the Chiacchiera’ dough you will just need 150 grams of flour and 75 grams of butter. While melting, add some cold water (just a little glass) to make your dough soft and elastic! Work a bit then put it the fridge for at least, half an hour.

After this time, work your dough making a thin pasta and cut it in squares: in the middle of each one, you can place some hazelnut cream or some of your fave jam, add some chopped hazelnuts and close, rolling a bit the dough and twirling the corners as you are closing some candy paper.  Brush with some egg white and then decide: you can go for fried Chiacchiere or bake them at 180° for 10 minutes, the result will be in any case, simply delicious!!

Now I will jump on my bed and rest a bit, who knows if there are any other recipes to deal with for my Chiacchiera Collection…

 

Kermesse della Chiacchiera 3pt. – Chiacchiera Collection Episode 3

Il fatto che stamattina mio marito mi abbia guardato sbigottito chiedendomi  “ma le chiacchiere di ieri sono già finite?”, la dice lunga sul fatto che questa kermesse per qualcuno è già durata anche troppo (certo si trattasse di moussaka o cevapcici, sono sicura che cambierebbe idea, ma questa è un’altra storia!), ma la perseveranza con il forno continua a spronarmi a testare nuove ricette, che spuntano da giornali, internet, enciclopedie e volumi tematici…

Quindi dovrete continuare a pazientare ancora qualche giorno, ma alla fine magari troverete la ricetta più convincente e potrete sperimentare voi stessi!!! Fatta questa minima premessa, la Chiacchiera di oggi è stata ribattezzata la Mascherata, e non difficile capire il perchè, visto che il risultato è tutto fuorché quello che sembra…

Ricetta estremamente facile e di sicuro effetto se avete dei bimbi in casa, non necessita di impastatrice, ma di manine volenterose, e anche all’ultimo secondo potrete improvvisare, avendo semplicemente a disposizione farina, uova e zucchero!! Se poi siete alla ricerca di una base neutra con cui giocare agli stuzzichini salati, questa sicuramente fa al caso vostro! Croccante, spiritosa e dal gusto deciso, devo aggiungere altro?

Vi serviranno 400 grammi di farina forte, 4 uova , un pizzico di sale (non potete non averli) e braccia ragionevolmente allenate… Impastate il tutto e lasciate riposare fuori dal frigo per una mezz’ora. Trascorso questo tempo, armatevi di matterello e cominciate a stendere a rettangolo l’impasto, fino allo spessore di qualche millimetro, spolverate circa un etto di zucchero (di più se volete, a vostro gusto) e della scorza grattugiata di arancia sul rettangolo (ma anche di limone o pompelmo se preferite un gusto più agrodolce), e passate un ultima volta come se voleste “incastonare” zucchero e arancia nell’impasto. Arrotolate il vostro rettangolo, e tagliate come se si trattasse di pasta fresca: una volta ottenuti i vostri rotolini, potrete lasciarli così e decorarli con dello zucchero colorato, potrete srotolarli e riavvolgerli come se si trattasse di tagliatelle fresche, o facendo delle treccine, potrete inventarvi un portauovo o un portatovagliolo per qualche merenda da ragazzi… Insomma qui entrate in campo voi e la vostra fantasia, perché questo impasto si lavora che è una meraviglia e si può giocare con tante versioni.

Io come vedete dalla prima foto ho optato per la Chiacchiera Mascherata da Finto Pranzo 🙂

Anche questo impasto, può esser fritto o cotto al forno (180° per 10 minuti), a voi la scelta calorica!

Questa ricetta la dedico a Caris, al suo meraviglioso blog, e alla sua iniziativa per la Fondazione Santa Lucia, che trovate cliccando sul banner

My husband this morning simply asked me “Had yesterday’s Chiacchiere already finish?”, so I understood that my 2011 collection of this experiment is becoming a little bit weird for him (if I was going to experiment new ways to cook Moussaka or Cevapcici, I am sure he was going to be much happier than…), but he doesn’t know that my baking addiction is pushing me again to test new recipes, coming out from books, magazines, internet and from any single corner of my kitchen.

The one of today is very simple and I am sure kids will love it, so you just need to open your shelf and get: 400 grams of flour, 4 eggs and a pinch of salt.

Mix well everything until you get a strong dough, then let it stand for at least 30 minutes. Once it’s ready, take a rolling pin and start shaping a rectangle, few millimeters high: at this point you can go for a salty Chiacchiera or you can choose a sweet one (by the way, the one of today is called Fake Chiacchiera!), and if you go for the sweet you will to put on your rectangle, 100 grams of white sugar (or more) and some grated orange zest (or lemon or grapefruit, if you love a less sweet taste!). At this point, just push a bit, while you’re making the final passage with your rolling pin (sugar and orange zest will gently go into the dough).

Roll the rectangle as you’re going to prepare fresh pasta, and cut in circles: you can decide to model your dough as fake tagliatelle or leave it in circles or go for pigtail you can use to insert chocolate eggs (I am giving you some ideas to use during Easter time) or napkins, but remember you can just shape it as you like it, because the dough is simply great to model!!!

You can then decide to fry or go for the oven (180° per 10 minutes), but I can tell you for sure, the result will be tasty and crunchy in both ways!!! Anyone wants to taste??

This recipe is dedicated to Caris, to her wonderful  blog, and for supporting the campaign for the Fondazione Santa Lucia

Kermesse Chiacchiere 2a puntata – Chiacchiere Collection part 2

La puntata di oggi la vorrei dedicare alla Chiacchiera Paziente, così ribattezzata visto che la ricetta arriva da uno dei miei guru televisivi in fatto di dolci alias Luca Montersino, chef patissier bravissimo, che sempre più spesso ha spostato gli ascolti audience del mattino dal canale 411 al 416 (ebbene sì quando c’é da ammetterlo, va ammesso, che non me ne vogliano i miei ex colleghi!). Paziente non perché stavolta se l’è vista con me, ma perché ha un tempo di riposo di ben 12 ore, il che significa che se andate di corsa o volete fare qualcosa di semplice e poco arzigogolato, ecco questa ricetta non fa al caso vostro.

Se invece avete un pò di tempo tutto per voi, e volete lasciare i pensieri quotidiani, in fondo alla lista delle priorità, eccovi serviti!

Per un quantitativo medio di chiacchiere, vi serviranno 400 grammi di farina forte (per intenderci, qualcosa sul genere manitoba), 60 grammi di zucchero a velo + zucchero a velo per la spolverata finale, 40 grammi di burro, 30 grammi di tuorli d’uovo (ahimé qui vi tocca pesare sul serio, perchè a seconda delle uova possono esser due o tre), 85 grammi di uova intere (come sopra), 6 grammi di lievito chimico, 4 grammi di sale, 1 grammo di buccia di limone, 1 bacca di vaniglia bourbon, 10 grammi di aceto, 40 grammi di latte intero fresco ed olio per friggere o carta forno se preferite la versione light.

Partendo dal pressuposto, che una planetaria è una mano notevole, impastate la farina con lo zucchero a velo, le uova (sia intere che i tuorli), il lievito, il sale, l’aceto e il latte.  Appena l’impasto comincerà a formarsi, unite un pò per volta il burro ammorbidito a tocchetti e la buccia di limone e la vaniglia.

Una volta ottenuto un impasto morbido e non troppo secco, ricoprite con della pellicola, e lasciate il tutto in frigo per 12 ore. Passato questo letargo della chiacchiera, stendetela sottile, (e qui se avete la macchina per la pasta sarà uno scherzo, altrimenti, c’é da lavorare!), poi bucherellatela e tagliate a losanghe, rettangoli, quadrati o come meglio preferite.

A questo punto se friggete, portate l’olio extravergine a 160° e tuffate le vostre chiacchiere, girandole a metà cottura, altrimenti infornate a 180° per i soliti 10 minuti scarsi, facendo attenzione a non far seccare troppo l’impasto.

Rispetto alla Chiacchiera Inusuale, il gusto della Chiacchiera Paziente è molto più intenso (io ci avrei aggiunto anche del Brandy, per renderlo ancora più intenso, ma de gustibus…), la croccantezza è migliore e indubbiamente tutte le calorie in più sono giustificate dal fatto, che  è una vera ricetta da maestro.

In più vi dirò, che con un pò di tempo a disposizione, mi sono divertita con i ritagli (non si butta niente, per carità!) e ho fatto un piatto di fiorellini con tanto di farfalla chiacchierina, con la speranza che la primavera si decida a fermarsi da queste parti a far merenda (ahimé il gene della follia non credo sia ancora individuabile con semplici analisi di laboratorio!)

Allora? Siete per la n.1 o per la n. 2? E se la numero 3 fosse ancora più gustosa? Chissà…

Here we go with the 2nd episode of the Chiacchiere Saga… This recipe comes from one of my fave master chef patissier, Luca Montersino, who has a daily show on Channel 416 on Italian Satellite tv (Alice Channel), so for sure you will get a proper cookie with a great taste.  But if you are in a hurry, you need a quick recipe or you would like to avoid eggs and butter, this is not what you’re looking for: I called this second experiment, the Patient Chiacchiera, mainly due to the long standing of the dough (12 hours, my dear!), but I am sure that if you have some spare time left, you should try this one, at least once in your life!

To get an amount for about 4 normal-eating people, you will need:

400 grams of manitoba flour, 60 grams of powder sugar + some more for the final  touch, 40 grams of butter, 30 grams of egg yolks, 85 grams of full eggs, 6 grams of powder yeast, 4 grams of salt, 1 grams of grated lemon zest, 1 vanilla bean, 10 grams of vinegar, 40 grams of fresh milk, some olive oil if you fry or some baking paper if you use the oven for the light version.

Using your KitchenAid your life will be much easier, otherwise you should work a bit, starting from the mix of flour and sugar, adding the eggs, the yeast, the salt, the vinegar and the milk.  When your dough will start in being quite ready, add little by little, the soft butter and at the end, the lemon zest and the vanilla.

When your dough will be soft and well formed, use some film to cover it and place in the fridge for 12 hours. When this time is over, roll the dough out very thin (about 1 mm.) and cut it in rectangles, squares, hearts and riddle with small holes a bit.

For the frying version, the olive oil should reach 160° temperature, and you will be ready to throw your chiacchiere in the pan and turn them after a while. If you go for the oven, choose 180° temp. for about 10 minutes.  The final touch will be lots of powder sugar on the top, and you don’t know what to do with the rest of the dough… I prepared some “flowers” and a butterfly to welcome spring, if she is around the corner and will go for some snack in the afternoon (mad enough, but it’s just a way to use every single crumb of the cookies!)

The taste of Chiacchiera n° 2 compared to the n° 1 is more strong, the flavour more intense, and sincerely you can tell that calories are different, but with a reason! Which one do you prefer? And if Chiacchiera n° 3 would be even more funny or tasty? You can tell only if you try!

Kermesse Chiacchiere 2011 – Carnival Collection 2011


Quando mi metto in testa di dover riuscire in qualcosa, difficilmente mi arrendo al primo tentativo o mi lascio sconfiggere dal primo prototipo non troppo riuscito: in cucina, questo aiuta sicuramente a migliorarsi di giorno in giorno, purtroppo per chi, invece è costretto a subire le versioni diverse di una stessa ricetta, questo voler raggiungere una qualsivoglia perfezione, può rasentare la sindrome folle di una casalinga disperata (no, no, care mie, non quelle cinque bellone dallo stacco di coscia da capogiro che popolano Wisteria Lane, qui si tratta di disperazione tout court, ammettiamolo!!!) .

Fatta questa minima premessa, non vi spiegherò oltre la Sindrome della Chiacchiera Perfetta, vi basterà sapere che sono ormai due anni, che vago tra internet e ricettari di conoscenti, alla ricerca della formula esatta per ottenere la Chiacchiera che annienti la concorrenza commerciale e che soprattutto accarezzi il mio ego ai fornelli. La prima ricetta riuscita è stata quello dello scorso anno, gentilmente sgraffignata dal ricettario di Lilli, è che prevedeva:  350 grammi di farina – 3 uova – 30 grammi di burro – 30 grammi di zucchero – 1 pizzico di sale – 1 cucchiaino di lievito e mezzo bicchiere di vino bianco o brandy.

La prima foto di questa pagina è appunto il risultato migliore dello scorso anno, sapore non troppo intenso, croccantezza discreta (considerate che io testo la versione prima al forno e poi eventualmente fritta), giudizio dei degustatori, buono ma non da capogiro.

Quest’anno però ho deciso di sperimentare, oltre ogni umana parvenza di ragionevolezza, quindi spero che quei pochi lettori fedeli, che sono riuscita a conquistare non si annoieranno troppo, ma qui ne va della mia fama di testarda!!! La prima prova della kermesse 2011 è iniziata con la ricetta delle Chiacchiere Senza Uova, Senza Burro, senza Lievito, quasi l’idea stravolta di una ricetta in evoluzione, la Pseudo Chiacchiera (ai voti, please!)…

Ho utilizzato 260 grammi di farina 00, 1 confezione di panna da montare (250 ml.), un cucchiaio di zucchero a velo, un pizzico di sale ed un cucchiaio di brandy.

Ho fatto lavorare il gancio dell’impastatrice con la panna, il sale, lo zucchero a velo e la farina e quando il composto si è sganciato, ho aggiunto il cucchiaio di brandy. Il tutto è stato cotto in forno a 180° per una decina di minuti: facilissima, velocissima e soprattutto, riuscitissima se siete alla ricerca di un compromesso senza uova e senza burro. Avrei potuto aumentare la dose di zucchero a velo e quella del brandy per un risultato più deciso, ma le prime chiacchiere 2011 sono venute leggerissime, fragranti e senza ombra di dubbio, una valida alternativa alle solite ricette complicate (mamme, secondo me, eliminato il brandy, questa ricetta è fantastica per i bimbi piccoli!). Spero che il popolo di brave blogger in ascolto, accolga la sfida, e si cimenti con me in questa Kermesse di Chiacchiere, magari ne potrebbe uscire il Prontuario della Chiacchiera Perfetta e le sue Sorelle, che dite?

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Are you ready for my new project regarding the Perfect Carnival Cookies??? (the so called Chiacchiere, just to inform you!) It’s more than a year, that I try to find the perfect formula to get the Ideal Recipe for this traditional, great cookie, but each year it looks like versions are growing and I don’t get the right one, anyway (Sometimes quantity is not quality, as you may all know). So I decided to get you definitely bored (I am joking!! On the other hand, I wish you all can contribute with me, and collect a great selection of recipes to bake for your beloved!), and try, one after the other, all the new ones I found this year to get to final compilation of cooking masterpieces (ok, let’s say I would love to get, at least, a final version to bake next year): you can call me Desperate Housewife (unfortunately I am pretty but not as much as the Wisteria Lane women are), you can think I have a strange kind of virus that enables me in serious life thinking, but simply, you can accept the game and play it with me… (this one looks like the perfect option, isn’t it?)

Let’s start from the 2010 best recipe: “stolen” from the recipe book of cousin Lilli, the first shot is the evidence of the result. The cookies were crunchy and quite tasty, but I felt there was something missing, comparing them with the pastry shop sample. To get the dough you need  350 grams of flour – 3 eggs – 30 grams of butter – 30 grams of sugar – 1 pinch of salt – 1 teaspoon of powder yeast and half glass of white wine or brandy.

I baked them and not fried them (usually I prefer to fry only the working recipe to avoid in eating something not good and not healthy, either), but I thought there was something more to look for.

The first experiment of 2011, is the simplest ever: you will just need 260 grams of flour, 250 ml. of fresh whipping cream, 1 pinch of salt, 1 large spoon of icing sugar and 1 spoon of brandy and That’s all!!!

Melt the cream and the flour, with the salt and the sugar, until you get a soft dough: last thing to add is the brandy, then you are ready to cut in slices your Chiacchiere and bake them at 180° for 10 minutes only.

They are crunchy, healthy, soft and amazing!!! Not the original, traditional recipe, that’s why I will call this The Unusual Chiacchiere and from here, I will start the experiment with other recipes in the next few days. I will be glad if you can swap ideas and try yourself to let me know the results, and if you need more explanations on how to make them (I know this is a very Italian traditional recipe, but I am sure that if you try it once, you will love it forever!), here I am…

Thanks for your support and smile 🙂